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Personale Artistico

 
 

RECENSIONI

 
 

 

Luisa Muzi partecipa a ESCAMOTAGE 1.0 con "Immagini". Una pittura fresca, ariosa, inondata di luce e densa di echi infantili che conferiscono alle immagini una solarità unica. La realtà, per la Muzi, rimane sempre un punto di riferimento costante e presente sulla tela, un dettaglio da cui partire per immaginare e inventare.
Inventare storie, favole e fiabe riassume bene il lavoro pittorico di Luisa Muzi, intenta a illustrare i mondi intatti dell'altrove.

Loredana Finicelli

 

 

 

L’astrattismo di Luisa Muzi abbraccia un grande universo costruito cromaticamente in canoni coloristici per lo più verticali. Sono macchie di colore che lasciano presagire al fruitore la possibilità di recepire atmosfere al confine tra il naturalistico e il metropolitano. Il contrasto tra le due sensazioni si evince dalla distinzione fra cromatismo e tratto gestuale : il cromatismo ci accosta alla natura, il tratto gestuale potrebbe avvicinarsi a scenari metropolitani.

Roma ,dicembre 2014 F.to Dr. Claudio Lepri (Rassegna d’ Arte Tornatora Art Gallery - Roma - 11 dicembre 2014 – 13 gennaio 2015)

 

Concorso Artistico “AMOR PER ROMA” IV Edizione

Arte di soluzioni a sorpresa, spesso inserite in vere e proprie visioni di modello e di ambiente. L’Autore , nell’immagine e nell’astratto, ama il dinamismo di resa pittorica, ed il movimento come dimensione interiore appare la sintesi della composizione , in opere costantemente del tutto originali.

Roma 16 aprile 2015 F.to Alfredo Maria Barbagallo

 

 

Gli ultimi centocinquanta anni sono stati segnati da grandi cambiamenti sia privati che pubblici sull’arte,la sua natura e la sua funzione.

Tutto inizia nel 700 quando nasce il problema estetico del gusto , dei criteri cui si uniforma il giudizio estetico: ciò implica un capovolgimento concettuale da una estetica normativa ad una descrittiva, dell’analisi di ciò che è oggettivamente bello a quello dei criteri soggettivi per cui noi giudichiamo bello un prodotto artistico.

Ciò rende difficile, se non inutile, pretendere una coerenza metodologica.

Le recenti storie dell’arte si rifanno a modelli critici distinti sfociando in una sempre più complessa trama di eclettismo metodologico.

Conoscendo poco la vicenda umana e culturale della Muzi, la cautela mi suggerisce di scegliere il modello in cui le costanti enucleate consentano ad ogni fruitore la elaborazione di un approccio personale : fruitore che deve partire dalla consapevolezza che l’arte è una delle più alte e raffinate espressioni della complessità umana e l’artista che vive ai confini della realtà, giocando sul delicato margine tra percezione e immaginazione, materiale e immateriale, intermediario fra la terra incolta e il campo arato, fra la pagina bianca e la poesia.

In Luisa Muzi un ruolo fondamentale gioca la percezione visiva: essa guarda contemporaneamente fuori e dentro di se; osserva, vede, ma quello che alla fine, mette in opera è la propria visione interna di ciò che la circonda e sente.

La sua attenzione si sposta dalla diretta rappresentazione della natura agli elementi dello stile e alla loro esclusiva intensificazione.

Non contano tanto gli oggetti, quanto il punto di vista da cui si guardano, i valori che l’occhio e la sensibilità colgono nella visione delle cose.

Neppure la percezione delle forme precise è indispensabile alla rappresentazione, sebbene l’atmosfera che le circonda e le trasfigura e le sottrae alla definizione precisa e immutabile ,soprattutto la luce e il colore e i riflessi nelle loro prospettive combinate e sfuggenti e indefinite.

Ad esempio ne “Lo Stagno” e’ facile cogliere le coppie di colore complementare che la strutturano , la fanno vibrare ed espandere visivamente, e costringono il nostro sguardo a non fermarsi mai su nessun punto.

Ne “La Figura” lavora su tutte le zone del quadro insieme e distribuisce i contrasti di colore in modo che echeggino in tutta la superficie; l’armonia dei colori determinata in modo tenue e controllato nello sfondo,poi viene infiammata e portata al grado più alto nei capelli e nel manto della donna.

La figura paesistica, inoltre, continua ad essere l’ideale della sua cifra stilistica soltanto che si accentua e si esaspera il carattere sensoriale della luce e dei colori e insieme se ne opera un processo astrattizzante. L’oggetto è decomposto nei suoi elementi luminosi e cromatici e se ne tenta la ricomposizione nella misura di una loro fedeltà. 2) In questo modo il quadro costituisce un modello, alieno dagli oggetti e dalle forme conosciute. Non c’è scontro con la realtà ma una posizione laterale.

La sua, però, non è una pittura puramente visiva. Anzi.

L’insieme delle sue tele sottendono un ragionamento : non si può pensare la realtà se non in quanto è recepita da una coscienza, non si può pensare la coscienza se non in quanto è riempita dalla realtà. Il modo di fondere e identificare esperienza e pensiero è la pittura: il solo che non soltanto permetta di seguire il trasformarsi ,ma concretamente trasformi la fugace , quasi inafferrabile impressione dei sensi in pensiero concreto, vissuto.

Colpisce lo spessore della crosta del colore dato con la spatola , impastata di colore la luce si fa materia, non ha trasparenza , né splendore.

Assorbita dalle masse lascia di sé poche tracce in superficie: certo improvviso diradarsi del tessuto coloristico , certe velature trasparenti nella crosta indurita. La profondità, dunque,non è nel vuoto intorno alle cose,ma dentro la materia del colore; non è soltanto densità , ma struttura quasi cristallina delle masse coloristiche.

Scomponendo le forme in tanti campi e tasselli colorati , studiando l’ampiezza e la frequenza delle pennellate in modo che ad ogni nota coloristica corrisponda una precisa definizione formale , di ogni piccola sensazione precisa con estrema chiarezza la ragione strutturale, la specifica funzione in un contesto di relazioni nello spazio.

Ma lo spazio non è più una costruzione prospettica a priori, è una risultante : non è uno scheletro costante sotto le apparenze mutevoli, è la ritmica profonda ed ogni volta diversa di quel mutare delle apparenze o,più precisamente, del loro continuo e diverso combinarsi e sostituirsi , come sistema di relazioni in atto alla coscienza.

L’atto del guardare è come una forma di preghiera, un modo per avvicinarsi all’assoluto, pur senza mai riuscire ad afferrarlo.

E’ l’atto del guardare che dà la consapevolezza di essere perennemente sospeso fra essere e verità. Cerreto Sannita, 21 dicembre 2013 F.to Prof. Giuseppe Zoschg - Direttore del Museo Civico e della Ceramica Cerretese

 
 

 

 

 

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